Comune di Sperone (AV)

Storia del comune

Origini di Sperone

Alle origini, il territorio di Sperone era compreso entro la cinta delle mura di Avella, la cui popolazione apparteneva al ceppo etnico-linguistico osco-sannita, della fattispecie irpina. Dopo le guerre, che Roma sostenne vittoriosamente contro le popolazioni italiche, i cui nomi corrispondevano a Osci, Sanniti, Volsci, Equi, etc.un gruppo di sconfitti, denominato Osco-Sannita, fu deportato dal proprio territorio, Samnium - situato più a nord dell'attuale Sannio, più vicino all'attuale Molise, in territori deserti e disabilitati, corrispondenti all'attuale provincia di Avellino, denominata Irpinia.

A questa colonia Sannita fu aggregato,inoltre, durante il periodo della deportazione, un piccolo gruppo appartenente a quello dei Liguri, abitanti l'omonima regione odierna.
Dopo le invasioni barbariche, Avella romana fu distrutta i gli abitanti che, durante la bufera si erano rifugiati sui monti soprastanti , costituirono nuovi nuclei, e furono a lungo uniti con Avella, per poi distaccarsene man mano. Con il passare del tempo, crescendo il numero degli abitanti di Avella, una parte di essi si insediò a mezzogiorno verso Sperone nelle vicinanze dell'antichissima chiesa di S. Elia.
Imponenti si ergevano le sei porte dell'antica Avella; fra queste la porta di Corte sorgeva nel quartiere di Sperone come si apprende dal famosissimo repertorio archeologico in lingua Osco-Sannita "Cippus Abellanus", custodito presso il Seminario Vescovile di Nola. La porta suddetta, in epoca posteriore, fu chiamata anche porta di S. Elia.

Sperone fu uno dei quattro quartieri di Avella. Proprio nel quartiere di Sperone sorgeva il teatro, distrutto totalmente, forse, nella contrada, oggi, detta "LE CORTI", situata nei pressi dell'attuale edificio delle Scuole Elementari Statali. Il nome odierno di Sperone dovette nascere dall'ubicazione a mezzogiorno, rispetto ad Avella, della Porta di Corte, in quanto il termine stava a significare piede, punta più avanzata del territorio di Avella verso pianura. Porta di Corte, detta pure piede della città di Avella, situata a mezzogiorno e rientrante nel territorio delle Corti, costituivano l'unico elemento, che caratterizzava e delimitava territorialmente la cinta primetrale di Sperone.
Per la Porta di Corte si arrivava, poi, all'antica Via Vecchia , costruita forse dagli Angioini, parallela al Lagno, e si congiungeva, nei pressi della costruzione odierna della fabbrica Sud Forge, attraverso Schiava, con i sottostanti comuni dell'attuale mandamento di Cicciano, prima ancora che fosse costruita la Via Nuova Nazionale delle Puglie da Carlo III (1727), come attestava l'epitaffio trovato in territorio di Schiava.

Quando Carlo III (nel 1727) fece costruire la Via Nuova Nazionale delle Puglie, la via Vecchia non fu più frequentata, e la popolazione speronese venne man mano a stabilirsi verso la nuova strada sulla quale, in epoca posteriore, sarà costruita un'altra chiesa parrochiale, dedicata alla SS. Annunziata Sperone ebbe anche la sua parrocchia ed era la quarta , dopo quelle della Collegiata, di S. Pietro, di Cortabucci in Avella. Essa già esisteva nell'antichissima cappella di S.Elia di cui si aveva notizia già prima del secolo XVI.

Si racconta che durante la terribile pestilenza del 1656, una donna di sperone appestata si trascinasse davanti alla miracolosa effigie di S. Elia ed, essendosi unta con l'olio della lampada, subito si fosse risanata. Questo portento attrasse innumerevoli folle di pellegrini.

Cessata la peste so raccolsero ingenti somme con le offerte dei fedeli, con le quali si restaurò la vecchia cappella e si comprò un podere attiguo, le cui rendite furono destinate a sei cappellani, i quali ogni giorno dovevano ivi celebrare messa e i divini offici. Inoltre, fu assegnato uno stipendio fisso di 40 (quaranta) scudi all'anno al maestro che avesse istruito i figli del popolo.

Nel 1700, quando Avella era una fiorente università (o Comune) il quartiere di Sperone esercitava il diritto di eleggere 10 (dieci) decurioni, che duravano in carica 5 (cinque) anni. Questi decurioni, con altri trenta spettanti agli altri tre quartieri di Avella, ai primi di settembre, si riunivano nel convento dei frati minori e con i cittadini eleggevano 4 (quattro) rappresentanti, che duravano in carica un anno. I quattro eletti badavano alla buona amministrazione, vigilavano sull'esazione del pubblico denaro, provvedevano alle spese necessarie.
Le tasse si pagavano per Fuochi, ossia per Famiglia.
Ogni fuoco pagava al Fiscalare ducati 5 e mezzo, ai quali fu aggiunta la somma di carlini 5 (cinque).

Nel 1785 i Fuochi (o Famiglie) di Avella erano scesi da 549 a 420, perchè la peste del 1656 aveva fatto strage della popolazione. Considerando che, in quest'epoca , i Casali di Avella erano 12 (dodici) si può dedurre che i fuochi del Casale di Sperone ammontassero a poche decine. Dal D'Anna (Ignazio), autore di un'opera "Avella illustrata" (uno dei filgi illustri di Sperone del tempo , che allora abitava in Via Croce, nell'odierna casa di proprietà di Alaia Carmine), si apprende che Sperone, nel 1780 , aveva una rendita do ducati 259,10,che derivavano dalla taverna omonima ( Taverna di Sperone)e dall'affitto dell'Orto delle Corti.

Le rendite dei dodici casali di Avella, compresa la rendita di Sperone, ammontanti a ducati 6239, servivano per i due terzi (2/3) a soddisfare obblighi e donativi, che l'Università (Comune) doveva fare al Re, in occasione della nascita dei suoi figli o per altre ricorrenze solenni. Obblighi, donativi e sopraffazioni, introdotti e perpetrati da Don Pietro di Toledo Vicerè di Napoli, per volere dell'Imperatore Carlo V ebbero termine con la legge abolitiva della feudalità del 2 agosto 1806, in forza della quale prima Avella, poi Baiano, Sirignano, Mugnano e, infine, Sperone, assurto a Comune autonomo nel 1836, come più innanzi vedremo, chiesero ed ottennero della Commissione Feudale, con sentenza del 13 novembre 1809 la rivendicazione dei beni demaniali dall'ex- feudatario, ed altri diritti.

In forza di detta sentenza vanivano dichiarati demani feudali aperti diversi boschi, si riconoscevano al Comune il diritto di riscuotere la trigesima sul prezzo dei legnami e, infine, si riconoscevano alla popolazione il diritto degli usi civici. Infatti quando si tagliavano i boschi, i cittadini godevano del diritto di far legna, di "aquare", di "erbare" etc...

In forza sempre delle nuove leggi liberali di Giuseppe Bonaparte e di Gioacchino Murat, Re di Napoli, il Municipiodi Avella iniziò le lotte contro la Duchessa di Tursi-Doria, per rivendicare i diritti ad esso spettanti.
Le liti, cominciate nel 1810, durarono a lungo. Con Regio Decreto del 10 ottobre 1836 firmato da Re Ferdinando II di Napoli Sperone si staccò da Avella e divenne Comune Autonomo. Da quell'anno Sperone incominciò a rivendicare il suo quinto dei beni ecclesiastici e demaniali. Dopo lungo litigare coi tribunali ecclesiastici, finalmente, ottenne la Cappellania del Salvatore e diritto alla nomina di un Canonico nella Collegiata. Soltanto nel maggio del 1871 si iniziò lo scioglimento di promiscuità tra i due Comuni e fu portato a termine il 5 febbraio 1880 dell'ingegnere Gennaro Questi, assistito da due periti agronomi, divise tutto il demanio dal sud confinante col Comune di Roccarainola, fino al nord confinante coi Comuni di Summonte e Cervinara, in 17 sezioni , delle quali le prime tredici furono assegnate ad Avella, e le ultime quattro (Pianura di Tuppillo, Vallonedi Cescoianco, Miola e Bagnaturo), corrispondenti al quinto dell'intero demanio furono assegnate a Sperone, degradanti verso il Campo di Summonte, rientrava , come rientra ancora oggi la cima più alta di tutta la catena del Partenio di m. 1598.

A Sperone toccarono il sesto dei censi abbandonati quasi tutti insolvibili,il sesto del Bosco del Castello, il sesto delle acque, ripartite dall'ingegnere Fiorentino, nel 1900. Sperone costruì sull'antica sua taverna una comoda casa comunale, ristrutturata dopo gli eventi sismici del 23 novembre 1980 e 14 febbraio 1981, in modo funzionale e decoroso dall'efficiente amministrazione Alaia.
In prossimità dell'antico Orto della Corte,ribattezzato poicon il nome di Piazza Luigi Lauro, si elevava e si ammira ancora ogi un artistico orologio che fa senitre i suoi sonori rintocchi fino alla contrada santa, agli ombrosi colli Pianzano e della Selva Paradina. Con queste esigue e, a volte, frammentarie notizie di carattere storico, si è cercato di fare un pò di luce sul corso della storia della nostra Sperone intimamente legato a quello della madre Avella.